Pensione di vecchiaia: che cos’è e a chi spetta
La pensione di vecchiaia viene concessa, dopo aver cessato ogni attività lavorativa di tipo subordinato, ai lavoratori che compiono una determinata età, ai quali è richiesto il raggiungimento di un requisito contributivo meno gravoso rispetto a quello previsto per la pensione anticipata.
Pensione di vecchiaia: a chi spetta
Ai lavoratori per i quali la pensione si calcola con il sistema misto o contributivo, la pensione di vecchiaia spetta:
- con almeno 20 anni di contributi;
- con 67 anni di età (fino al 31 dicembre 2024), indipendentemente dal sesso, indistintamente per tutti gli iscritti a tutte le gestioni previdenziali che hanno cessato l’attività lavorativa dipendente.
Per i lavoratori per i quali il calcolo della pensione di vecchiaia si fa con il sistema contributivo puro, cioè quelli che sono iscritti a una gestione previdenziale dal 1° gennaio 1996, la pensione spetta:
- con almeno 20 anni di contributi;
- con 67 anni di età (fino al 31 dicembre 2024);
- con un importo della futura pensione pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale. Questo requisito non è necessario al compimento del 70° anno di età (con l’adeguamento alla speranza di vita), in presenza di almeno 5 anni di contributi effettivi e a condizione che l’interessato interrompa l’attività lavorativa dipendente.
In generale, la pensione di vecchiaia decorre dal mese successivo alla maturazione dei requisiti, mentre per i dipendenti pubblici decorre dal 1° giorno successivo alla data di fine dell’attività lavorativa, a esclusione delle seguenti categorie:
- personale della scuola in pensione dal 1° settembre;
- personale dell’università in pensione dal 1° novembre;
- personale delle forze armate e forze di polizia con finestra mobile, trascorsi 12 mesi dalla maturazione del diritto.
I lavoratori che, al 31 dicembre 2011, avevano già maturato i requisiti contributivi e anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia, continuano ad andare in pensione secondo la normativa in vigore a tale data.
I lavoratori del settore privato con invalidità all’80% o non vedenti o con requisito contributivo ridotto continuano a ottenere la pensione di vecchiaia all’età prevista dalle vecchie norme (fino al 31 dicembre 2024, 56 anni per le donne e 61 anni per gli uomini).
I lavoratori che hanno svolto lavori usuranti e gravosi possono andare in pensione con almeno 30 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi di età, perché non si applica l’adeguamento alla speranza di vita previsto nel 2019.
Pensione anticipata: che cos’è e a chi spetta
La pensione anticipata è la prestazione a cui hanno diritto i lavoratori, in possesso di una determinata anzianità contributiva, indipendentemente dal requisito anagrafico, dopo aver cessato ogni attività lavorativa di tipo subordinato. A partire dal 1° gennaio 2012, la pensione anticipata ha sostituito quella di anzianità che non esiste più.
Pensione anticipata nel sistema misto e contributivo
Fino al 31 dicembre 2026, la pensione anticipata spetta con:
- 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.
La pensione di questo tipo spetta dopo 3 mesi dal raggiungimento dei requisiti.
Pensione anticipata nel sistema contributivo
Ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, che rientrano nel sistema contributivo puro, la pensione anticipata spetta:
- con 20 anni di contributi;
- con 64 anni di età (fino al 31 dicembre 2024);
- con un importo della futura pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale.
In generale, la pensione anticipata spetta dal mese successivo alla presentazione della domanda, mentre per i dipendenti pubblici la pensione anticipata o di anzianità spetta dal 1° giorno successivo alla data di fine dell’attività lavorativa, a esclusione delle seguenti categorie:
- personale della scuola in pensione dal 1° settembre;
- personale docente dell’università in pensione dal 1° novembre;
- personale delle forze armate e forze di polizia con finestra mobile, trascorsi 12 o 15 mesi dalla maturazione del diritto.
I lavoratori che, al 31 dicembre 2011, avevano già maturato i requisiti contributivi e anagrafici previsti per la pensione di anzianità, continuano ad andare in pensione secondo la normativa in vigore a tale data.
Pensione per lavori usuranti: a chi spetta
I lavoratori che hanno svolto come dipendenti, per un determinato periodo di tempo, una o più attività lavorative , considerate usuranti, possono richiedere la pensione di anzianità con requisiti agevolati, secondo il sistema delle quote.
Possono accedere a questo tipo di agevolazione i lavoratori che svolgono attività:
- particolarmente usuranti come quelle condotte dai palombari, in galleria, cava o miniera, ad alte temperature, per la lavorazione del vetro cavo e per l’asportazione dell’amianto;
- condotte con turni notturni o nella linea a catena o alla conduzione di mezzi pubblici.
È necessario che l’attività usurante sia stata svolta per almeno 7 anni, negli ultimi 10 di attività lavorativa, oppure per almeno la metà della vita lavorativa complessiva.
In generale, chi svolge lavori usuranti può ottenere la pensione di anzianità con 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 97,6 per i lavoratori dipendenti; 62 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 98,6 per i lavoratori autonomi.
Per chi svolge un lavoro notturno, i requisiti per l’accesso agevolato alla pensione anticipata per lavori usuranti cambiano in base ai turni di lavoro svolti nel corso dell’anno:
- chi ha svolto da 64 a 71 turni notturni per anno può ottenere la pensione di anzianità con 63 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 99,6 per i lavoratori dipendenti o con 64 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 100,6 per i lavoratori autonomi;
- chi ha svolto da 72 a 77 turni notturni per anno può ottenere la pensione di anzianità con 62 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 98,6 per i lavoratori dipendenti o con 63 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quota 99,6 per i lavoratori autonomi.
Tutti i requisiti sono validi fino al 31 dicembre 2026.
I lavoratori che hanno svolto attività usuranti mantengono comunque la possibilità di andare in pensione anticipata con i requisiti ordinari (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne), dopo 3 mesi dal loro raggiungimento.
Pensione per lavori usuranti: la domanda
Per chiedere la pensione per lavori usuranti, prima di tutto è necessario fare domanda per il riconoscimento di accesso al beneficio entro il 1° maggio dell’anno precedente alla maturazione dei requisiti agevolati, rivolgendosi alla sede Inas Cisl più vicina.
Se la domanda per la pensione per lavori usuranti viene presentata dopo questa data, il diritto alla pensione sarà spostato di tanti mesi quanti sono quelli di ritardo, per un massimo di 3 mesi.
Entro il 30 novembre dell’anno precedente alla maturazione dei requisiti, l’Inps comunica al lavoratore l’esito della domanda di riconoscimento di accesso al beneficio e, se viene concessa la certificazione, segnala la prima decorrenza utile per la pensione.
A questo punto, il lavoratore deve presentare domanda di pensione di anzianità, rivolgendosi alla sede Inas Cisl più vicina.
Pensione per lavoratori precoci: a chi spetta
Ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare presto e appartengono ad alcune categorie in situazione di disagio, riconosciute dalla legge, spetta la pensione per lavoratori precoci. Per essere considerato precoce, il lavoratore deve far valere almeno 12 mesi di contributi per periodi di lavoro effettivo precedenti il compimento del 19° anno di età.
La pensione per lavoratori precoci spetta a:
- lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria;
- lavoratori dipendenti iscritti alle gestioni esclusive e sostitutive (ex Inpdap, ex Enpals, etc.) che si trovano in una delle seguenti condizioni:
- sono disoccupati:
- per licenziamento, anche collettivo, o per dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale;
- da almeno 3 mesi hanno smesso di fruire dell’indennità di disoccupazione;
- assistono, da almeno 6 mesi, il coniuge, il partner unito civilmente o un parente con handicap grave convivente o affine entro il 2° grado;
- hanno un’invalidità civile riconosciuta almeno al 74%;
- sono lavoratori dipendenti che negli ultimi 10 anni hanno svolto almeno 7 anni di attività gravosa oppure negli ultimi 7 anni, hanno svolto almeno 6 anni di attività gravosa;
- sono lavoratori dipendenti che svolgono o hanno svolto attività usuranti.
Fino al 31 dicembre 2026, la pensione anticipata per lavoro precoce spetta con 41 anni di contributi, trascorsi 3 mesi dal raggiungimento di questo requisito.
Il requisito può essere raggiunto:
- cumulando i periodi non sovrapposti presenti in assicurazione generale obbligatoria, forme sostitutive ed esclusive, gestione separata e casse dei liberi professionisti;
- utilizzando la maggiorazione contributiva di 2 mesi per ogni anno di lavoro dipendente svolto con invalidità superiore al 74%.
Pensione per lavoratori precoci: la domanda
Per richiedere la pensione per lavoratori precoci, prima di tutto è necessario fare domanda rivolgendosi alla sede Inas Cisl più vicina per ottenere la certificazione che attesta che il lavoratore ha i requisiti per essere considerato precoce.
La domanda deve essere inviata entro il 1° marzo dell’anno in cui il lavoratore raggiunge le condizioni e i requisiti richiesti.
Se la domanda viene presentata dopo il 1° marzo, ma comunque entro il 30 novembre, l’Inps la prenderà in considerazione se ha risorse disponibili.
Entro il 30 giugno o entro il 31 dicembre, a seconda di quando si è presentata la domanda, l’Inps comunica al lavoratore:
- riconoscimento delle condizioni e prima decorrenza della pensione;
- riconoscimento delle condizioni con decorrenza posticipata (nel caso in cui le risorse dell’Inps non siano sufficienti);
- rigetto della domanda, se il lavoratore non è in possesso delle condizioni richieste.
La domanda di pensione per i lavoratori precoci può essere presentata rivolgendosi alla sede Inas Cisl più vicina:
- dopo che il lavoratore ha ricevuto la certificazione dell’Inps
oppure
- se il lavoratore ha già raggiunto le condizioni e i requisiti richiesti, insieme alla presentazione della domanda di riconoscimento degli stessi, per non perdere mensilità di pensione.
Pensione per lavoratori precoci: quando si perde il diritto
Chi ha la pensione per lavoratori precoci non può avere redditi da lavoro subordinato e autonomo, durante il periodo che va dal momento del pensionamento (almeno 41 anni) a quello in cui il lavoratore raggiunge l’anzianità contributiva prevista per tutti per la pensione anticipata.
Se il lavoratore ha redditi da lavoro, la pensione per lavoratori precoci è sospesa dalla data di decorrenza fino alla conclusione del periodo per il quale è previsto il divieto di cumulo, ma resta titolare della pensione.
Per ulteriori informazioni e per ricevere assistenza, rivolgiti alla sede Inas Cisl più vicina.
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